Ho sempre pensato all’arte in tutti i suoi modi di essere come a una forma di espressione dello spirito, una manifestazione del sentire; un modo di comunicare quello che di più profondo e nascosto racchiude ognuno di noi.
In questa chiave ho osservato con interesse e rispetto ogni ricerca che si potesse ricondurre a un gesto artistico. Quando a mia volta ho cominciato a dipingere ho capito ancora meglio che solo cercando di far emergere in superficie il sentire vero dell’anima è possibile fare qualcosa di buono, di bello e di utile. Di buono perché chi guarda un’opera possa vibrare in sintonia fraterna con ciò che vede, di bello perché istintivamente siamo portati ad ammirare il bello e a sentircene noi stessi parte (non siamo forse fatti a somiglianza di Dio? e chi potrà mai essere più bello di Lui?) e di utile perché tutte le cose che l’arte comprende sono anche utili, cioè capaci di creare incontro, armonia, felicità, gioia, equilibrio, pace, sia per chi le fa che per chi la fruisce. È con questo intento che ho sempre cercato di produrre qualcosa che custodisse al suo interno il seme dell’arte. Il fatto di essere nata in Italia e di avere quindi respirato fin dalla nascita alcuni degli esempi più alti della creatività concepiti e realizzati dall’uomo, penso abbia avuto grande parte in questo percorso. Ho viaggiato molto e conosciuto paesi europei e non, ma lo straordinario fermento e bisogno di esprimersi creativamente, fosse anche solo con un gesto, degli italiani non è certo facile da trovare altrove: la gioia e la necessità con cui gli italiani si buttano nei progetti creativi è così evidente e irrefrenabile che non ha bisogno di essere commentata. Ma l’incontro con le culture e le manifestazioni artistiche di altri paesi, mi ha arricchito e stimolato potentemente, aiutandomi a dare respiro al mio fare artistico. Ho sentito nello stile e nei modi dell’arte orientale, soprattutto attraverso gli artisti e alcuni grandi poeti che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, un’affinità profonda di spirito e di espressione. Ho riconosciuto nelle calligrafie dei maestri giapponesi la capacità e l’importanza di segni che nonostante la loro apparente delicatezza, esprimono la forza di un pensiero e suggeriscono allo spettatore qualcosa di limpido, incisivo e fiammante, che non si può definire ma che è forse il ”volto senza volto” della vita cosmica.

Daniela Tomerini